Trieste soffia tanto forte da spostare la storia e la memoria, di chi sceglie dove voltare lo sguardo a seconda della . Vento che abbraccia il fumo grigio dei camini della Risiera e lo trascina lontano, fin dove da San Sabba non se ne può sentire l’odore. Fischia nelle orecchie sorde, strappa le mostrine delle divise nere e si aggrappa alla sabbia che lancia negli occhi di chi non sa più vedere. Si placa la sera, quando asciuga il sudore e bisbiglia dolci parole, evapora i pianti di chi sulle mura incide – Questa é l’ultima notte – è l’ultimo volo, preso per mano, .
Come il Carso anche le mie gambe sono ; mulini che girano lenti, spinti da un torrente in secca e che a fatica macinano chilometri. Ruotano invece veloci i mulinelli d’acqua che masticano il paesaggio carsico per centinaia di metri lungo tutto l’altopiano carsico.
É il tardo ‘52 quando gli angloamericani scoperchiano la e la sua storia da lasciare senza fiato anche la Bora, che non ha le forze di soffiare oltre l’orlo di quest’abisso. Qui il mulinello della memoria si contorce soppesando il valore delle anime, ed io che non ho bilance adeguate, me ne allontano in silenzio ricordandone la storia.
L’allenamento da Ciclo-Spritz mi spezza le gambe, ma piano scivolo giù per l’Istria e come un D’Annunzio a pedali, invado Fiume tutto intero, . A Segj – ridicolamente e fascisticamente ribattezzato “Segna” – riemergono ricordi di vacanze acerbe, il mare senza troppe onde, le certezze vuote, i pensieri leggeri, le tante birre fresche. All’epoca, dentro quale cava carsica si era persa la del mio viaggio? – , , – scrisse anni prima chi della direzione libera seppe modellare una visione dell’uomo, a cui mi aggrapperò poi.
Quindi Otočwac, Perušić, Gôspić. Lungo la compaiono strani accenti e persone tanto spigolose da farmi bucare due volte. Poco male, la camera d’aria si cambia, l’opinione delle persone pure.
Dall’Adriatico alle Alpi Dinariche, la Dalmazia trasuda di storia recente, siamo negli anni ‘90 – ieri – e il conflitto balcanico riecheggia ancora sui muri che parlano anche per gli abitanti silenti.
Le gambe girano – quando piano quando veloce, cosi come i pensieri per @innata_Festival che si compongono passo-passo, chilometro dopo chilometro come questo viaggio dalla scarsa programmazione e la forte immaginazione. Mentre sulla cartina diventa sempre più grande la scritta: .