Guglie e torrioni appaiono e scompaiono tra le biancogrigie nuvole-pongo, che rubano la forma delle cime e se ne vanno trascinandosi. Serve guardarle con gli occhi del gracchio nero, che ruota la testa avvitando lo sguardo cacciavite, per fissarle mentre si appoggiano ai versanti della Val Meria e spingersi altrove. Il bollettino meteo prevede pioggia per le 18.00, orario del nostro arrivo al Rifugio Elisa. Così sarà ma ancora non lo sappiamo, mentre in cerchio contattiamo il nostro meteo interiore nel freddo gelido della Grotta Ferrera: prodigio carsico della montagna, rifugio partigiano, luogo intimo delle prime condivisioni di questa due giorni.
Tra le mani stringiamo i nostri sentieri: sono cordini con intrecci e colori diversi, che scivolano tra le dita facendo scorrere pensieri e ricordi un passo dopo l’altro, verso la Gardata. I moschettoni aprono alla condivisione dei sentieri altrui, le cui storie sono composte da trame uniche ed emozioni colorate che si agganciano e si intrecciano tra di loro – e di riflesso tra di noi. Sopra, le nuvole stringono le maglie, filtrando anche i raggi più affilati e riparandoci da un sole che comunque – oltre ogni cosa – da qualche parte splende. Alcuni faggi hanno cordini centenari da poter raccontare, anche se per oggi sembrano soltanto voler origliare in silenzio lo srotolare dei nostri. Oltre il loro bosco – là in fondo – il Rifugio Elisa, che con la sua pelle di pietra e le ante color serpente, sembra essere stato disarcionato dalla sella del Sasso Cavallo. Sono le 18.00 e come da programma il cielo imbizzarrito nitrisce e scalcia fulmini sulle creste, inglobandoci tra le nuvole di pongo nero che prendono la forma intima e autentica del nostro Gruppo d’Incontro. Una macchia di tempera rossa cade sul quadro della giornata, diluendosi nel lago ed espandendosi fin dentro i nostri occhi, che ora non serve più asciugare.
La notte è un velo scuro appeso di fretta sull’attaccapanni della sera che il primo vento farà volare via, scoprendo una giornata che profuma di timo selvatico e crema solare. L’Alpe d’Era ci attende alla scoperta delle nostre risorse, nell’intreccio ultimo delle nostri sentieri che stringiamo colorati tra le mani – ognuno con la propria e altrui trama, ognuno custode responsabile dell’intimità umana dell’altro. E mentre il gracchio avvita la testa per fissare i nostri nuovi sguardi, sopra di noi una nuvola prende la forma di un intreccio di vite.